2008-2019 9 APRILE: il D.Lgs 81 compie 10 anni!

In questi giorni il Decreto 81 termina il suo decimo anno di vita.

Questo anniversario merita una attenta valutazione da parte di chi, come noi, opera in questo settore con lunga esperienza e riconosciuta serietà.

Il nostro giudizio è senz’altro positivo.

Positivo in quanto, un paese di forte industrializzato e di lunga tradizione imprenditoriale, come il nostro, aveva la stringente necessità di un Testo Unico che raggruppasse tutte le disposizioni in materia e recepisse organicamente l’insieme delle norme comunitarie.

A distanza di 10 anni, noi “professionisti della prevenzione”, riscontriamo l’effetto positivo introdotto dal Testo Unico, sia in termini di crescita della cultura della prevenzione da parte delle aziende, che della capacità di esprimere un controllo maggiormente mirato da parte degli enti di vigilanza.

Fatta questa importante e doverosa premessa, riteniamo che non sarebbe onesto nascondere alcune criticità che il Testo Unico in questi primi 10 anni di vita ha evidenziato.

Criticità che abbiamo voluto riassumere in alcune telegrafiche note.

Datore di Lavoro: l’assoluta importanza, in termini preventivi, di tale figura, e la possibilità di delegare buona parte dei pertinenti obblighi, è stata espressa in un quadro di totale assenza di obblighi formativi.

Medico Competente: il mondo accademico non ha saputo prevedere, e neppure accompagnare, l’evoluzione normativa, con il risultato che ora le imprese, ed in particolar modo, le piccole imprese, soffrono per l’abnorme carenza di  medici specializzati in medicina del lavoro.

RSPP: l’assenza di una specifica abilitazione alla professione, che certifichi le competenze acquisite per mezzo della formazione e dell’esperienza, ha creato una esagerata disomogeneità tra i responsabili della prevenzione, spesso a discapito della stessa sicurezza aziendale, con le conseguenti ed inevitabili responsabilità penali in capo all’azienda stessa.

Formazione: diversi segnali negativi, non ultimi la disaffezione da parte dei lavoratori e l’aumento degli infortuni, indicano la necessità di una maggior qualità e valorizzazione di tale “pilastro preventivo” di cui occorre monitorare anche e soprattutto la qualità.

Sistema sanzionatorio: l’importo delle contravvenzioni, spesso superiori a 5.000 euro per ogni singolo articolo violato, a prescindere dalla dimensione e dalla storia aziendale, ed il contesto di oggettiva esiguità del numero dei controlli, di fatto,  pare esprimere una logica opposta a quella indicata dal grande Cesare Beccaria, secondo cui l’efficacia della pena è garantita più dalla certezza che dalla gravità.    

Certificazione di qualità: l’innovazione introdotta dagli articoli.30 e 300 del Decreto 81 non pare essere stata pienamente colta dagli organismi di controllo e dal mondo giudiziario, con il risultato che le loro formidabili potenzialità preventive, per la stragrande maggioranza delle aziende, sono rimaste inespresse.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *